A Stoccarda, tra le corsie di LogiMAT, capita ancora – purtroppo non così di frequente – di imbattersi in soluzioni che escono dagli schemi consolidati della movimentazione intralogistica. Filics è stata una di queste. Una scoperta diretta, maturata osservando la macchina in funzione e confrontandosi con il team tecnico allo stand, che ha illustrato nel dettaglio le logiche progettuali alla base del Filics Streamliner: un sistema tanto logico nella concezione primaria, quanto complesso nella sua identità robotica.
L’unità sviluppata dalla startup tedesca si basa su un principio semplice nella formulazione, meno nella realizzazione: due AMR fisicamente indipendenti che operano in modo sincronizzato, posizionandosi sotto il pallet grazie alla configurazione ultra-ribassata, sollevandolo direttamente da terra e trasportandolo senza necessità di infrastrutture dedicate o stazioni di trasferimento. Il risultato è una soluzione che interviene in modo diretto su uno dei vincoli più strutturali della logistica di magazzino: lo spazio.

La Filics Unit può così operare facilmente in corridoi molto stretti, fino a circa 1,2 metri, mantenendo stabilità e velocità operative. Il raggio di sterzata contenuto e, soprattutto, l’assenza di manovre di rotazione tradizionali incidono in modo rilevante sulla densità di stoccaggio. Eliminando le inversioni e le rotazioni tipiche dei carrelli e di molti AMR, infatti, il layout può essere ripensato in chiave più intensiva.
Dal punto di vista tecnico, il sistema è stato oggetto di una revisione completa rispetto alle prime installazioni (la startup ha debuttato al LogiMAT 2025). La nuova generazione introduce moduli di sollevamento ridisegnati per gestire carichi più elevati e garantire la movimentazione anche di unità sensibili, una configurazione ottimizzata dei sensori laser per migliorare la localizzazione e la sicurezza in ambienti congestionati, e un software sviluppato ex novo per gestire la navigazione in layout complessi.
Un elemento rilevante, emerso anche dal confronto con lo staff Filics, riguarda l’apertura del sistema verso architetture esistenti. La futura compatibilità con lo standard VDA 5050 consentirà l’integrazione con sistemi di fleet management di terze parti, superando una delle criticità tipiche delle flotte eterogenee. In prospettiva, questo permette allo Streamliner di operare non solo come soluzione standalone, ma come parte di ecosistemi intralogistici più ampi e interconnessi.

L’applicazione attuale è focalizzata sulla movimentazione di Europallet a livello pavimento, ma l’architettura è già predisposta per estensioni verso altre tipologie di unità di carico e verso processi più articolati, inclusi scenari di carico e scarico camion automatizzato.
Quello che emerge, al di là dell’aspetto tecnologico, è un cambio di approccio, che sposta il focus dall’adattamento dell’automazione a layout esistenti, alla possibilità di riconsiderare il layout stesso a partire dalle caratteristiche del sistema di movimentazione. È su questo punto che la Filics Unit prova a posizionarsi, introducendo una variabile progettuale che incide direttamente sulla struttura del magazzino e non solo sulla sua automazione. Seguiremo con attenzione i futuri sviluppi di questa realtà di deep tech veramente interessante.
