Siamo entrati definitivamente nel nuovo anno e, con la curiosità che contraddistingue ogni buon giornalista, proviamo a fare un punto, a tracciare una linea di demarcazione tra il 2025 e il 2026. Non per fare azzardi profetici, sappiamo che la contemporaneità poco si può affidare a previsioni e programmaticità, alla luce di quanto rapidamente muti il panorama globale a livello socio-politico-economico. Possiamo comunque provare a ricostruire l’anno appena concluso e leggere l’attualità dell’intralogistica in considerazione di alcuni trend ben definiti.

L’automazione come infrastruttura

Il 2025 ha segnato un cambio di paradigma nel settore della logistica e dell’automazione industriale. Non più solo sperimentazione o promesse tecnologiche, bensì un infrastruttura concreta, installata, operativa. Il 2026 si apre sotto il segno dell’interconnessione. Sistemi una volta verticalizzati – hardware robotico, software di gestione, forza lavoro umana – tendono ora a convergere in modelli operativi sincronizzati, in cui l’intelligenza artificiale agisce come elemento orchestrante di una sinfonia produttiva distribuita.

Questa evoluzione si traduce in un mutamento strutturale: l’automazione si sposta dai silos funzionali a reti interoperative, in cui ogni nodo – magazzino, veicolo autonomo, punto di prelievo, operatore – comunica in tempo reale secondo logiche adattive. La supply chain diventa un ecosistema data-driven, dove ogni azione logistica è il risultato di un’elaborazione algoritmica multi-variabile e predittiva.

Il magazzino del 2026 assume così una nuova fisionomia, con al centro il software, dove l’intelligenza artificiale guida l’inventario, la micro-fulfillment proximity riporta i prodotti vicino ai consumatori e il fulfillment multicanale si afferma come standard abilitante. L’ottimizzazione dell’ultimo miglio non è più solo una questione di percorso, ma di orchestrazione dinamica del carico, delle tempistiche, della disponibilità e delle variabili ambientali. L’on-demand warehousing evolve da opzione tattica a leva strategica, sostenuta da piattaforme digitali che permettono allocazione e riallocazione di spazi e risorse in tempo reale.

Sul fronte delle partnership, le relazioni con i provider 3PL si rafforzano fino a configurarsi come alleanze infrastrutturali: non più fornitori, ma nodi critici della catena del valore. Parallelamente, le istanze ESG e gli obiettivi di sostenibilità entrano nei KPI logistici con peso crescente, rendendo la sostenibilità operativa una condizione strutturale, non più accessoria.

Robotica: l’alba dell’autonomia

Parallelamente, anche la robotica applicata alla logistica si avvia verso una nuova e analoga fase: il passaggio dall’automazione all’autonomia infrastrutturale. L’attenzione non si concentra più sull’introduzione di macchine spettacolari, ma sulla rimozione sistematica degli attriti che ne limitano l’operatività continua, indipendente e su larga scala. L’obiettivo è rendere il robot un’entità realmente autosufficiente, capace di mantenersi, ricaricarsi, pulirsi e adattarsi senza intervento umano diretto. Le prime applicazioni, già attive, integrano stazioni base intelligenti in grado di gestire in automatico ricarica, manutenzione e smaltimento.

Anche il progresso dell’hardware segue questa traiettoria silenziosa ma sostanziale. Motori più efficienti, sensori più robusti, materiali più resilienti e design meccanico ottimizzato stanno progressivamente abbattendo i costi di proprietà e i tassi di guasto, contribuendo all’industrializzazione della robotica di servizio. Allo stesso tempo, l’evoluzione dei chip e dell’elaborazione locale consente di elaborare modelli complessi direttamente on-board, riducendo la dipendenza dal cloud e garantendo tempi di reazione dell’ordine dei millisecondi, come richiesto da ambienti fisici complessi e dinamici.

L’AI embedded nei sistemi robotici del 2026 punta ora alla robustezza in contesti operativi reali. Apprendimento incrementale, capacità di adattamento rapido e gestione autonoma della variabilità diventano fattori critici di successo. In parallelo, la computer vision consolida il suo ruolo centrale, permettendo alle macchine di interpretare spazi concepiti per gli esseri umani – riconoscendo persone, ostacoli, segnaletica, variazioni topografiche – senza l’ausilio di vincoli artificiali come marker o ambienti strutturati.

Un ulteriore passo avanti è rappresentato dalla building integration: i robot iniziano a interfacciarsi nativamente con ascensori, porte automatizzate, sistemi di controllo accessi e impianti BMS, aprendo a flussi interconnessi e autonomi in edifici complessi. Non è il robot ad adattarsi all’ambiente, ma l’ambiente a diventare robot-compatible. È qui che la differenza tra automazione parziale e impatto operativo pieno si manifesta in modo tangibile.

Se da un lato le applicazioni più spettacolari – come i robot umanoidi – proseguono il loro percorso di sviluppo, il vero valore del 2026 emergerà da soluzioni robuste, scalabili e operative, capaci di trasformare la robotica da tecnologia sperimentale a infrastruttura logistica affidabile e diffusa. L’automazione del 2026 sembra delinearsi, in definitiva, come meno visibile e più pervasiva. Meno straordinaria, ma più indispensabile, per rendere i processi esistenti più rapidi, coerenti e intelligenti. E noi saremo qui, per i nostri lettori, a raccontare un nuovo anno di innovazione e trasformazione.

Privacy Policy Cookie Policy