E-commerce: dal 1° luglio in vigore i dazi su importazioni extra-UE di piccoli pacchi

L’Unione Europea sta lavorando alla riforma del proprio sistema doganale per affrontare un insieme di pressioni ormai strutturali: l’aumento dei flussi commerciali, la frammentazione dei sistemi nazionali, la crescita dell’e-commerce e le nuove dinamiche geopolitiche. Sono in corso negoziati tra il Consiglio e il Parlamento europeo sulla riforma, che prevede, tra le altre cose, l’istituzione del centro doganale digitale, sotto la supervisione di una nuova autorità doganale dell’UE.

Questa premessa ci serve per contestualizzare la nuova misura normativa in materia di dazi doganali che entrerà in vigore il prossimo 1° luglio, misura approvata dal Consiglio europeo lo scorso mese di febbraio e che mira a rafforzare l’equità fiscale, ridurre i rischi di frode e limitare le pratiche di frammentazione artificiale delle spedizioni. Ma di quali spedizioni stiamo parlando? Lo vediamo nel dettaglio in questo articolo.

Il nodo della questione è rappresentato dai “piccoli pacchi”, ovvero quei colli il cui valore, inferiore i 150 euro, è rientrato sinora all’interno della soglia di franchigia doganale. Il fatto è che, ogni anno, questi pacchi entrano all’interno del nostro spazio comunitario in una misura a dir poco notevole. Secondo la Commissione europea, il volume di piccoli pacchi in arrivo nell’UE è raddoppiato ogni anno dal 2022. Nel 2024 sono entrati nel mercato dell’UE 4,6 miliardi di pacchi di questo tipo (circa 12 milioni di pacchi al giorno), il 91% dei quali provenienti dalla Cina. Ma che novità! Certo, che è un dato di realtà piuttosto noto, anche ai non addetti ai lavori. Così come è ormai noto che il Covid-19 ha contribuito in grande misura alla crescita del mercato e-commerce, indipendentemente dal merceologico.

Ora, però, pare che mamma Europa abbia deciso di intervenire su un sistema che, di fatto, ha favorito per anni i grandi marketplace asiatici specializzati in modelli di vendita ad altissimo volume e margini ridotti, tra cui Temu, Shein e AliExpress. Il che lascia intendere che sinora, a dirla tutta, non ci sia stata questa gran tutela nei confronti venditori UE. Dunque arriva una prima contromisura, che determinerà l’abolizione della franchigia doganale favore di un dazio forfettario provvisorio di 3 euro sugli articoli contenuti in piccoli pacchi e di valore inferiore ai 150. Non finisce qui. Intanto, la misura si applica a tutte le importazioni provenienti dai Paesi extra UE – quindi non solo Cina, ma anche Regno Unito, ad esempio. (Sugli USA, così, “a naso” ci riserviamo un certo scetticismo, ma – speriamo – di doverci ricredere).

Inoltre, secondo il nuovo meccanismo, i 3 euro di fee saranno applicati a ogni categoria di prodotto contenuto nel collo. Per esempio, se il pacco contiene una camicetta di seta e due camicette di lana – dunque due articoli distinti, dal punto di vista della categoria di articolo, per questa spedizione si pagheranno 6 euro di dazi doganali. Non è tutto. A questo potrebbe aggiungersi, a partire da novembre 2026, una tassa amministrativa di circa 2 euro per sottovoce tariffaria, misura ancora in fase di definizione da parte delle istituzioni europee.

Let’s state the obvious! Nel complesso, si tratta di un intervento che modificherà la struttura dei costi per miliardi di spedizioni che oggi costituiscono la base operativa di molti modelli di e-commerce transfrontaliero. Analizzeremo con attenzione i risultati di questa manovra normativa, che di certo altererà alcuni equilibri logistici del mercato europeo. Da Bruxelles, l’auspicio è che il nuovo sistema inciderà positivamente sia sul bilancio dell’UE che sulle finanze pubbliche nazionali, in quanto i dazi doganali costituiscono una risorsa propria tradizionale dell’Unione e gli Stati membri ne trattengono parte degli importi a titolo di spese di riscossione.

Molte domande sorgono spontanee. In che modo questa misura inciderà sulle spese di spedizione a carico dei consumatori? Quali saranno le conseguenze sui tempi di consegna e sull’organizzazione dei flussi logistici? E soprattutto: le dogane nazionali — che, nonostante il mercato unico, restano responsabili della gestione operativa delle procedure — riusciranno a sostenere l’aumento delle verifiche senza rallentare i processi di sdoganamento? Lo scopriremo, come sempre, con l’osservazione empirica e non mancheremo di riprendere l’argomento tra qualche mese.

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