Logistics Day

Logistics Day, la logistica italiana al centro dell’agenda industriale

Il peso della logistica nell’economia italiana e la necessità di inserirla stabilmente nelle strategie industriali del Paese sono stati al centro del “Logistics Day” del Sole 24 Ore, tenutosi a Milano il 25 giugno, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Il convegno ha riunito rappresentanti del mondo industriale, associativo e istituzionale per affrontare i nodi che condizionano la competitività del sistema logistico nazionale, dalle infrastrutture all’intermodalità, dalla digitalizzazione alla gestione dei valichi alpini.

Nel corso della giornata sono intervenuti, tra gli altri, Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del Turismo, Paolo Guidi, presidente di Assologistica, e Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi. In apertura, il direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini ha richiamato il legame tra logistica, export e posizionamento internazionale dell’Italia.

“Logistica italiana: l’obiettivo è quota 700 miliardi e ci sono i presupposti affinché si possa raggiungere, nonostante le difficoltà legate alla geopolitica. L’Italia è al quarto posto raggiunto nella classifica mondiale dei paesi esportatori, superando per la prima volta il Giappone su base annua: abbiamo una posizione davvero straordinaria considerando il punto di partenza perché, ricordo, che soltanto una quindicina-ventina d’anni fa il saldo tra esportazioni e importazioni dell’Italia era persino negativo”, ha dichiarato Tamburini.

Il direttore del Sole 24 Ore ha sottolineato come, per consolidare i risultati raggiunti e puntare all’obiettivo dei 700 miliardi di export, sia necessario rafforzare il ruolo della logistica, soprattutto in uno scenario geopolitico che impone una maggiore diversificazione dei mercati. La necessità di guardare oltre le direttrici tradizionali dell’export italiano rende ancora più rilevante la capacità del sistema logistico di sostenere le imprese nella proiezione internazionale. In questo quadro, ha evidenziato Tamburini, servono investimenti pubblici e privati significativi.

Il tema è stato ripreso anche da Destro, che ha ricordato il valore economico del comparto. Logistica e trasporti generano 205 miliardi di euro, pari al 9% del PIL, e occupano circa 1,4 milioni di persone. Numeri che confermano la centralità del settore, ma che secondo Confindustria vanno letti anche alla luce del suo effetto moltiplicatore sulla manifattura, sull’export e sulla coesione territoriale.

La logistica è infatti il primo e l’ultimo anello della catena del valore industriale. Incide sulla capacità delle imprese di approvvigionarsi, produrre, distribuire e raggiungere i mercati finali. Le tensioni sul commercio internazionale, le criticità lungo le rotte marittime e l’aumento dei costi di trasporto rendono ancora più urgente recuperare efficienza all’interno del sistema nazionale ed europeo.

Tra gli strumenti indicati al Logistics Day, le infrastrutture occupano una posizione centrale. Il completamento dei corridoi TEN-T viene considerato un passaggio determinante per rendere più efficiente il mercato unico europeo e per migliorare la competitività della logistica italiana. La Commissione Europea stima in 845 miliardi di euro il fabbisogno necessario per ultimare i corridoi, mentre il completamento delle infrastrutture strategiche potrebbe contribuire a una crescita del PIL europeo dell’1,6% e alla creazione di oltre 800.000 posti di lavoro.

Accanto alle grandi dorsali europee, resta decisivo il tema delle reti secondarie italiane, indispensabili per collegare porti, interporti, terminal ferroviari, aree produttive e corridoi principali. Il fabbisogno infrastrutturale nazionale, secondo le stime richiamate durante il convegno, richiederà nei prossimi anni una programmazione stabile e risorse adeguate.

Un capitolo specifico riguarda i valichi alpini, attraverso i quali transitano oltre 400 miliardi di euro di merci in entrata e in uscita dal Paese. La loro gestione, è stato evidenziato, richiede coordinamento europeo, perché si tratta di nodi essenziali per la continuità dei corridoi TEN-T e per il collegamento dell’Italia con il resto del continente.

Altra priorità è l’intermodalità. In Italia oltre l’84% delle merci viaggia ancora su gomma, contro una media europea del 75%. Il divario rispetto al trasporto ferroviario conferma la necessità di favorire uno shift modale più deciso, attraverso investimenti, connessioni efficienti e una migliore integrazione tra le diverse modalità di trasporto.

Il convegno ha infine posto l’attenzione sulla digitalizzazione della filiera. Molti operatori, porti, interporti, terminal, dogane e amministrazioni dispongono già di sistemi gestionali evoluti, ma la frammentazione delle piattaforme limita ancora l’interoperabilità. Rendere questi sistemi capaci di dialogare tra loro rappresenta uno dei passaggi indispensabili per ridurre tempi, costi e inefficienze.

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