Nel 2025 l’Italia ha installato circa 7.800 robot industriali, mantenendo il secondo posto nel mercato europeo nonostante una contrazione dell’11% rispetto all’anno precedente. Il dato, contenuto nel report World Robotics 2026 dell’International Federation of Robotics, descrive un mercato che conserva dimensioni rilevanti nel panorama continentale, ma attraversa una fase di rallentamento insieme ai principali Paesi industriali dell’area.
La Germania rimane il primo mercato europeo e il quinto a livello mondiale, con meno di 25.000 installazioni nel 2025, in calo dell’8%. Il Paese rappresenta il 41% delle installazioni complessive dell’Unione Europea. Dietro l’Italia si collocano Francia e Spagna con la prima che torna al terzo posto europeo con quasi 4.500 unità, l’8% in meno e la seconda che si attesta intorno a 4.300 robot, registrando una riduzione del 15%.

Il posizionamento italiano va letto separando due piani. Da un lato, 7.800 nuove installazioni confermano l’esistenza di una base manifatturiera capace di assorbire robotica industriale in misura superiore agli altri grandi mercati europei, eccezion fatta per la Germania. Dall’altro, il calo annuale mostra una perdita di slancio che merita attenzione, soprattutto in una fase nella quale l’automazione viene chiamata a rispondere alla carenza di manodopera, alla pressione sui costi e alla necessità di rendere più resilienti produzione e supply chain.
L’IFR non fornisce, per l’Italia, una ripartizione delle installazioni per comparto industriale, né attribuisce a specifiche cause la contrazione registrata nel 2025. Sarebbe quindi improprio ricondurre il dato al solo andamento dell’automotive, alla debolezza della domanda interna o alla conclusione di programmi di investimento incentivati, sebbene siano punti “deboli” del nostro sistema. Interessante è identificare, ad esempio, l’ampiezza degli investimenti, il valore economico dei sistemi ed altri fattori, quali il grado di integrazione software raggiunto e la trasformazione effettiva dei processi nelle fabbriche.

Il confronto globale accentua, al di la di ogni punto di vista, la distanza fra l’Europa e i mercati più dinamici. Nel 2025, il parco operativo mondiale di robot industriali ha raggiunto 5 milioni di unità, il 9% in più rispetto al 2024, mentre le installazioni annuali hanno superato le 600.000 unità, con una crescita dell’11%. La Cina, da sola, ha installato 354.000 robot, pari al 59% del totale globale, spinta dal proprio piano quinquennale, che pone la robotica al centro del suo moderno sistema industriale. Gli Stati Uniti, con quasi 38.500 unità e una crescita del 12%, hanno superato il Giappone, diventando il secondo mercato mondiale.
Per il settore della logistica e dell’automazione di magazzino, il dato richiede un’ulteriore precisazione. Le statistiche qui considerate riguardano i robot industriali e non rappresentano un censimento diretto di AMR, AGV o robot di servizio professionali impiegati nell’intralogistica. L’andamento delle installazioni industriali resta comunque un indicatore importante della propensione degli stabilimenti a investire in automazione, integrazione e revisione dei flussi materiali.

A livello mondiale, l’IFR prevede 655.000 installazioni nel 2026, il 9% in più rispetto al 2025, e 806.000 unità nel 2029. Non viene però formulata una previsione specifica per l’Italia. Per il mercato nazionale, la questione non riguarda soltanto il mantenimento del secondo gradino di questo podio europeo, poiché sarà decisiva la capacità di trasformare gli investimenti in progetti effettivamente messi a terra per dare un’ulteriore scossa all’evoluzione delle nostre linee produttive e della logistica interna.
